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La storia di Omar...un cane di nessuno pensavano...

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Inserito da mirna il 16.08.2013
La storia di Omar...un cane di nessuno pensavano... - ...

CIAO OMAR...SE TUTTA LA GENTE SI DESSE UNA MANO....

Vogliamo raccontarvi la storia di Omar, una storia che riflette quella di molti cani "di nessuno", perché così si prenda coscienza della cultura di un paese che definiamo essere "civile". A questo proposito, credo ognuno di noi dovrebbe rivedere il proprio concetto di civiltà, interrogandosi su quanto venga realmente applicato nella vita di tutti i giorni.

Quando si vive un'esperienza come questa, che ti devasta l'anima, non si può restare indifferenti, rimanendo a guardare senza fare niente. La sensibilità, l'amore e la voglia di aiutare un animale in difficoltà hanno fatto scattare qualcosa dentro di noi che ci ha portato a confrontarci con vicende simili, scoprendo che la nostra storia, la storia del piccolo Omar, è simile a quella di molte altre. Sappiamo quindi che, per molti di quelli che leggeranno, saranno esperienze già vissute e per molti altri semplici storie di cani, ma Omar non era solo un cane, era un essere vivente che meritava una vita o almeno la possibilità di vivere. Non è giusto che la sua storia, o meglio la sua vita, perchè è di questo che si tratta, passi in sordina e vada a finire nel dimenticatoio
. Tutti vanno ricordati e proprio grazie a loro possiamo trovare la voglia e la forza di far cambiare le cose. Possono insegnarci tanto, basta saperli ascoltare.
La più grande lezione di umanità ci è stata data proprio da chi umano non è. Riflettiamo.
Questa è la storia di Omar, la scriviamo a poche ore dalla sua morte.

Omar è nato circa 15 mesi fa in Sicilia, randagio, figlio di nessuno, o meglio, figlio di quella cultura che tratta con noncuranza gli animali, che non sterilizza e che guarda e passa indifferente.
Come per molti randagi, un giorno ha incontrato le ruote di una macchina e il suo destino è stato segnato da quell'essere immondo al volante che ha proseguito senza soccorrerlo, come se niente fosse. Una volontaria lo ha poi trovato in un fosso, paralizzato, con una zampa rotta. Omar viene tempestivamente portato dal veterinario e gli viene sistemata la prima frattura, ma per lui è prevista l'eutanasia, un cane paralizzato che vita può avere?
La volontaria ci chiede aiuto, rifiuta categoricamente l'idea di abbandonare Omar a se stesso, e pensa che le possibilità di tornare a camminare o per lo meno di trovare una famiglia siano maggiori nel civile nord del nostro paese.
Acv d'istinto, pur non avendo risorse, dice di si e così Omar affronta il viaggio verso Milano, verso la salvezza, nella stiva di un aereo, in gabbia con un altro cane (anche questo gran segno di civiltà).
E' febbraio quando Omar sbarca a Milano, ad aspettarlo c'è Francesca (fra loro è amore a prima vista) che lo porta in clinica dove affronterà tre operazioni per stabilizzare la colonna vertebrale gravemente compromessa dall'incidente e per il trapianto di cellule staminali che dovrebbero aiutarlo nel recupero di almeno una camminata spinale.
Omar supera alla grande le operazioni e il 18 marzo viene trasferito in una clinica, rinomata clinica di fisioterapia, dove affronterà un lungo percorso di riabilitazione, Omar sopporta tutto con coraggio e con quella fierezza che solo un cane sa avere, non si scoraggia, collabora, è socievole e si fa amare da tutti. Fisicamente è un cane giovane e sano, noi lo andiamo a trovare ogni volta che possiamo, telefoniamo un giorno si e un giorno no per avere sue notizie, diamo alla clinica tutta la nostra disponibilità per assicurare a Omar tutte le cure necessarie, i soldi li troveremo, l'unico obiettivo è dare una vita a questo piccolo... Iniziamo così a organizzare pranzi, cene, feste, eventi e collette. Il tutto finalizzato a trovare il denaro richiesto, il vile denaro che in questo caso non è solo un pezzo di carta, non è solo una valuta, ma diventa una speranza di vita per il cucciolo.

Durante la sua permanenza in clinica, Francesca è con Omar quasi tutti i giorni. Lo porta a fare lunghe passeggiate con il suo carrellino, prima un po' sgangherato, poi per lui arriva la spider (quante corse ha fatto, mi ricordo quante volte ci pestava i piedi e quanti pali abbiamo preso io e Mirna! Che imbranate, ma lui correva correva!). Era così pieno di vita, nei primi mesi passati nella clinica di fisioterapia Omar è un cane sereno, un giovane cane che affronta con l'impeto dei cuccioli la vita. L'amore per Francesca cresce di giorno in giorno e Omar si dimostra un cane dagli amori assoluti, sa amare in modo assoluto, lo sguardo che riserva a Francesca è indescrivibile, intendiamoci anche a noi ci vuole bene è contento quando lo andiamo a trovare.
Omar alterna momenti di vitalità a momenti di cedimento, a volte ha un po' di febbre, poi si riprende. Le veterinarie ci tranquillizzano sostenendo che sia un cane psicologicamente fragile, che somatizza questo malessere psicologico facendosi venire la febbre. A supporto della teoria ci fanno notare come le condizioni di Omar migliorino ogni qual volta ci sia la presenza di Francesca. Ci consigliano di cercare per lui una famiglia al più presto (era infatti quello il nostro più grande impegno).
Non ci sembra vero, ma per Omar arriva una richiesta di adozione nelle Marche. Una volontaria della zona fa il preaffido per noi e da esito positivo, siamo felici anche se Omar sarà lontano avrà l'amore di una famiglia, già facciamo progetti io, Mirna e Francesca di viaggi futuri per andarlo a trovare.
I primi di giugno torniamo a trovare Omar e con le veterinarie stabiliamo la data della partenza verso la sua nuova famiglia, verso la sua nuova e vera vita. Decidiamo di partire il 2 luglio, così potrà portare a termine il suo percorso di fisioterapia.

Omar quel giorno è più vivo che mai, lo portiamo a fare una passeggiata, abbaia a tutti gli uomini che incontra (non ama molto il genere maschile, a parte Pietro, il compagno di Francesca, che Omar adora), è affamato, mangia come un lupo. Pianifichiamo il viaggio, accompagneremo tutte e tre il piccolo verso la sua nuova vita, siamo più serene, pensiamo che finalmente per lui sia arrivata un po' di fortuna. Non sappiamo che quella in realtà sarà l'ultima volta che lo vedremo in salute.
Da allora in poi (siamo ai primi di giugno) Omar alterna giorni in cui non sta tanto bene ad altri in cui si riprende, ci dicono la stessa cosa ripetuta all'infinito: è stressato, è psicologicamente fragile ecc ecc... Noi siamo tranquille, convinte che presto cambierà tutto.
Iniziano però i primi dolori a una zampa (di cui, pur seguendolo costantemente, veniamo a conoscenza solo giorni dopo) e quello che le veterinarie chiamano una specie di infreddatura, forse dovuta a un colpo d'aria, forse allo sbalzo di temperatura, forse alla piscina. Troppi forse e troppe poche informazioni, dobbiamo chiedere direttamente per avere notizie di Omar.
Il primo luglio (giorno prima della partenza), Omar viene sottoposto in anestesia totale a una radiografia della zampa per capire se c'è qualcosa che non va, la zampa è quella anteriore quindi strettamente necessaria ad un cane paralizzato (anche di questo non sappiamo niente, ma veniamo informate con molto ritardo).
Il 2 luglio Francesca va a prendere Omar, ci incontriamo a Bologna e tutte insieme proseguiamo fiduciose verso le Marche. Dopo poco notiamo che Omar non sta bene, ha la febbre, muco giallo,starnutisce, gli occhi quasi del tutto chiusi, tremori alle zampe e respiro affannato. Spaventate telefoniamo alla clinica, che subito minimizza, a detta loro sono gli effetti dell'anestesia a provocare questi malori, così ci prescrivono un antibiotico, un collirio e una medicina omeopatica da somministrargli.
Arrivate a destinazione, lasciamo Omar, ma la preoccupazione è talmente grande che dopo due giorni decidiamo di riandarlo a prendere, siamo convinte che li non starà bene. Omar sta ancora molto male, siamo costrette a riportarlo in clinica per sottoporlo ad un ulteriore controllo. Il responso è sospetto cimurro, Omar torna a casa di Francesca, li non può stare potrebbe essere infetto (peccato che da li è uscito tre giorni prima)
Intanto è passato un mese da quando Omar manifesta il malessere che le veterinarie riconducevano allo stress (la malattia del secolo anche per il genere animale sembra....). La diagnosi è per noi il primo colpo, viene fatta un'analisi del sangue e Omar torna a casa di Francesca dove resta per una settimana fino al responso delle analisi, che danno esito negativo. Tiriamo un respiro di sollievo, tuttavia i momenti di malessere persistono e nei giorni che seguono Omar torna nuovamente in clinica. Le veterinarie ci tranquillizano, ci assicurano che il cucciolo sia in condizioni stabili, non preoccupanti, noi dal canto nostro continuiamo chiamare un giorno si e uno no e Francesca è sempre vicina a Omar, che quando la vede sembra risorgere.
Martedì 16 luglio, a detta della clinica, Omar è in salute, giovedì 18 invece li chiamiamo e per la prima volta in assoluto ci sentiamo dire che sta male. Il giorno successivo Francesca va a prenderlo in clinica e vede che le sue condizioni sono molto gravi, ormai non si regge più neanche sulle zampe anteriori, da qui la corsa per cercare un neurologo che lo visiti. Dopo varie peripezie, riusciamo a prendere appuntamento per il sabato e ci facciamo consigliare una struttura che possa ospitare Omar per la notte, una struttura dove possano assicurargli le prime cure ( facciamo notare che Omar è appena uscito da una clinica veterinaria), da una prima analisi del sangue il livello del sodio risulta alle stelle ed il responso della mattina successiva è un colpo durissimo per tutte noi, edema celebrale, che poi con la visita del neurologo e la relativa risonanza, si trasforma in encefalite da cimurro. Il neurologo ci dice che non passerà la notte, ma ci prescrive una cura e ci consiglia di tentare, Omar al momento non soffre. Omar passerà i restanti quindici giorni con Francesca e Pietro, la sua famiglia, e combatterà come un leone perché lui vuole vivere. Combatterà per Francesca e per Pietro e loro con lui. Alcuni giorni mostra dei lievi segni di miglioramento (per noi anche il semplice movimento di un muscolo è toccare il cielo con un dito), ma il virus purtroppo è più forte di tutto e di tutti, è più forte dell'amore che tante persone incontrate anche solo su una pagina di facebook hanno tentato di trasmettere a Omar, e Omar deve arrendersi e noi con lui.
Il neurologo ci ha spiegato che una semplice analisi del sangue non serve a dare una risposta certa, se il virus è andato oltre la sua presenza nel sangue non si rileva più, inoltre i sintomi di Omar erano quelli di un cimurro da manuale. L'esame costa 610 euro, è per questo forse che in clinica hanno deciso di non eseguirlo, si sa, le associazioni pagano un po' alla volta e per loro non valeva la pena investire soldi ed energie? In fondo questi cani non hanno un proprietario, gli si passa accanto con indifferenza, si prendono decisioni a cuor leggero. Omar è stato in quella struttura giorno e notte per più di tre mesi, le veterinarie avevano un sospetto del cimurro eppure si sono fermate ad una semplice ed economico test.
Abbiamo raccontato la storia di Omar perché la sua breve vita possa risvegliare le coscienze,vogliamo che ci insegni a combattere contro l'indifferenza, la mentalità comune (e aggiungeremo ottusa) di considerare queste creature come cani di serie b, vogliamo lottare contro la cultura che fa si che i cani non vengano sterilizzati andando incontro alla nascita di tanti cuccioli che spesso finiscono la loro vita come o peggio di Omar. Vogliamo osteggiare l'incompetenza, la negligenza, la leggerezza, l'avidità. Omar è stato, nella sua breve vita, vittima di tutto ciò, nato randagio, investito e non soccorso, ha affrontato un viaggio della speranza dentro una gabbia in una stiva paralizzato, il "civile nord" era la sua speranza di vita, ma proprio quella che doveva essere la sua ancora di salvezza si è tramutata in una sentenza di morte perché qualcuno ha forse deciso che non valeva il suo tempo.
Vogliamo che la sua morte non sia vana,che la sua storia sia diffusa, che arrivi all'anima della gente, vogliamo che smuova le montagne... Ci vorranno anni secoli, ma non importa, faremo il primo passo, speriamo insieme a tanti altri. IL RANDAGIO OMAR NON E' STATO IL FIGLIO DI NESSUNO, LO STRLLEREMO AL MONDO!!!!!!!!!!!
Omar ci ha insegnato a combattere e noi combatteremo per lui, per gli altri Omar nel mondo e per noi che con Omar abbiamo fallito.
Molti i dubbi (che per noi sono certezze) che la storia di Omar ci lascia, non stiamo qui ad elencarli e lasciamo a chi legge le considerazioni finali.
Nel nostro percorso, abbiamo anche incontrato tante persone di cuore che hanno sostenuto Omar con un pensiero o con un contributo, abbiamo incontrato altre associazioni che ci hanno aiutato e che qui pubblicamente dobbiamo ringraziare, senza di loro forse ci saremmo perse, peccato che chi ha deciso la sorte di Omar sia stata l'altra parte dell'umanità.
SE TUTTA LA GENTE SI DESSE UNA MANO...............

 

La storia di Omar...un cane di nessuno pensavano...