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no a green hill, no alla vivisezione!!!

MANIFESTAZIONE 16 MAGGIO 2012 ORE 18.00 - VENEZIA
il 12.05.2012
no a green hill, no alla vivisezione!!! - MANIFESTAZIONE 16 MAGGIO 2012 ORE 18.00 - VENEZIA

MANIFESTAZIONE CONTRO GREEN HILL IL 16 MAGGIO, ORE 18.00, PONTE DI CALATRAVA, VENEZIA

DOBBIAMO ESSERE IN TANTI PER URLARE IL NOSTRO NO A QUESTA PRATICA ABERRANTE ED INUTILE CHE MIETE VITTIME INDIFESE FACENDOLE MORIRE NEL PEGGIORE DEI MODI, LASCIANDOLE AGONIZZARE PER GIORNI INTERI IN NOME DI UNA RICERCA CHE NON PORTA DOVE PROMETTE...CHIEDIAMO A GRAN VOCE LA CHIUSURA DI GREEN HILL, FABBRICA DI VITTIME DA LABORATORIO...PARTECIPA ANCHE TU!!!

La XIV Commissione del senato ha fissato per Mercoledì 16 Maggio il termine per presentare gli emendamenti alla norma in discussione in questi giorni presso tale commissione, norma che se non modificata porterà alla chiusura di Green Hill. Tale data è il termine per presentare gli emendamenti, il voto avverrà verosimilmente nei giorni successivi e più probabilmente la settimana dopo.

Tutta l'Italia si mobiliterà affinchè sia chiaro a chi ci governa quale sia il pensiero degli italiani riguardo lo scempio della vivisezione. Oltre alle varie manifestazioni organizzate in tante piazze si invitano tutti gli  animalisti o le persone consapevoli che la vivisezione è un'azione aberrante e inutile, a esporre un lenzuolo o un cartello dalle finestre della propria abitazione o dal finestrino della propria auto. Un segnale comune per dire no a Green Hill e a questa pratica assurda e fuori dal tempo che è la vivisezione.

Grazie a tutti coloro che vorranno manifestare in ogni modo il proprio dissenso. 

Di seguito un brano tratto dal libro di Curzio Malaparte "La Pelle" che introduce il lettore, piano piano, in un crescendo di incredulità e dolore a quello che è realmente la vivisezione: UN CRIMINE...UN CRIMINE INUTILE CONTRO CREATURE DEBOLI ED INDIFESE...

URLIAMO IL NOSTRO NO A GREEN HILL...IL NOSTRO NO ALLA VIVISEZIONE!!!

 

Vivisezione - da "La Pelle" di Curzio Malaparte

 

Un giorno Febo uscì, e non tornò più. Lo aspettai fino a sera, e scesa la notte corsi per le strade, chiamandolo per nome. Tornai a casa a notte alta, mi buttai sul letto, col viso verso la porta socchiusa. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra, e lo chiamavo a lungo, gridando.

All'alba corsi nuovamente per le strade deserte, fra le mute facciate delle case che, sotto il cielo livido, parevano di carta sporca. Non appena si fece giorno, corsi alla prigione municipale dei cani. Entrai in una stanza grigia, dove, chiusi in fetide gabbie, gemevano cani dalla gola ancora segnata dalla stretta del laccio del chiappino. II guardiano mi disse che forse il mio cane era rimasto sotto una macchinai o era stato rubato, o buttato a fiume da qualche banda di giovinastri. Mi consigliò di fare il giro dei canai, chi sa che Febo non si trovasse nella bottega di qualche canaio?


L'8 settembre 2010, in soli 10 minuti, dalle 12.05 alle 12.15, il Parlamento Europeo ha approvato la discussa Direttiva 86/609/CEE sulla vivisezione. Inutili le decine di migliaia di firme raccolte dalle associazioni animaliste.


Tutta la mattina corsi di canaio in canaio, e finalmente un tosacani, in una botteguccia di Piazza dei Cavalieri, mi domandò se ero stato alla Clinica Veterinaria dell'Università, alla quale i ladri di cani vendono per pochi soldi gli animali destinati alle esperienze cliniche. Corsi all'Università, ma era già passato mezzogiorno, la Clinica Veterinaria era chiusa. Tornai a casa, mi sentivo nel cavo degli occhi un che di freddo, di liscio, mi pareva di aver gli occhi di vetro. Nel pomeriggio tornai all'Università, entrai nella Clinica Veterinaria. Il cuore mi batteva, non potevo quasi camminare, tanto ero debole e oppresso dall'ansia. Chiesi del medico di guardia, gli dissi il mio nome. II medico, un giovane biondo, miope, dal sorriso stanco, mi accolse cortesemente e mi fissò a lungo prima di rispondermi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi.
Apri una porta, entrammo in una grande stanza nitida, lucida, dal pavimento di linoleum azzurro. Lungo le pareti erano allineate l'una a fianco dell'altra, come i letti di una clinica per bambini, strane culle in forma di violoncello: in ognuna di quelle culle era disteso sul dorso un cane dal ventre aperto, o dal cranio spaccato, o dal petto spalancato:
Sottili fili di acciaio, avvolti intorno a quella stessa sorta di viti di legno che negli strumenti musicali servono a tender le corde, tenevano aperte le labbra di quelle orrende ferite: si vedeva il cuore nudo pulsare, i polmoni dalle venature dei bronchi simili a rami d'albero, gonfiarsi proprio come fa la chioma di un albero nel respiro del vento, il rosso, lucido fegato contrarsi adagio adagio, lievi fremiti correre sulla polpa bianca e rosea del cervello come in uno specchio appannato, il groviglio degli intestini districarsi pigro come un nodo di serpi all' uscir dal letargo. E non un gemito usciva dalle bocche socchiuse dei can i crocifissi.
Al nostro entrare tutti i cani avevano rivolto gli occhi verso di noi, fissandoci con uno sguardo implorante, e al tempo stesso pieno di un atroce sospetto: seguivano con gli occhi ogni nostro gesto, ci spiavano le labbra tremando. Immobile in mezzo alla stanza, mi sentivo un sangue gelido salir su per le membra: a poco a poco diventavo di pietra. Non potevo schiuder le labbra, non potevo muovere un passo. Il medico mi appoggiò la mano sul braccio, mi disse: "coraggio". Quella parola mi sciolse il gelo delle ossa, lentamente mi mossi, mi curvai sulla prima culla. E di mano in mano che progredivo di culla in culla, il sangue mi tornava al viso, il cuore mi si apriva alla speranza. A un tratto, vidi Febo.
Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi guardava fisso, e gli occhi aveva pieno di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. "Febo" dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. "Febo" dissi a voce bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un gemito.
Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: "Non potrei interrompere l'esperienza" , disse, "è proibito. Ma per voi... Gli farò una puntura. Non soffrirà".
Io presi la mano del medico fra le mie mani, e dissi, mentre le lacrime mi rigavano il viso: "Giuratemi che non soffrirà".
"Si addormenterà per sempre", disse il medico, "vorrei che la mia morte fosse dolce come la sua".
Io dissi: "Chiuderò gli occhi. Non voglio vederlo soffrire. Ma fate presto, fate presto!".
"Un attimo solo" disse il medico, e si allontanò senza rumore, scivolando sul molle tappeto di linoleum. Andò in fondo alla stanza, apri un armadio.
Io rimasi in piedi davanti a Febo, tremavo orribilmente, le lacrime mi solcavano il viso. Febo mi guardava fisso, e non il più lieve gemito usciva dalla sua bocca, mi guardava fisso con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Anche gli altri cani, distesi sul dorso nelle loro culle, mi guardavano fisso, tutti avevano negli occhi una dolcezza meravigliosa, e non il più lieve gemito usciva delle loro bocche.
A un tratto un grido di spavento mi ruppe il petto: "Perchè questo silenzio?", gridai, "che è questo silenzio?".
Era un silenzio orribile. Un silenzio immenso, gelido, morto, un silenzio di neve.
Il medico mi si avvicinò con una siringa in mano: "Prima di operarli", disse, "gli tagliamo le corde vocali".

 

 

no a green hill, no alla vivisezione!!!