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In memoria di Paola ed Elvio...

Inserito da Maria il 14.05.2010

Ci stringiamo alle famiglie di Paola ed Elvio, agli amici, alla Lida di Genova e Tugullio, alla Lida Nazionale e al Presidente della Lida, a tutte le guardie zoofile in servizio. Questo fatto gravissimo sottolinea la crudeltà d'animo dei cacciatori e, in generale, delle persone che maltrattano gli animali, perché la loro violenza può scatenarsi contro chiunque.

Un fatto tragicamente grave che ci segnerà tutti profondamente ma che dovrà darci la forza nel continuare questa lotta durissima contro la mancanza di rispetto verso ogni forma di vita.

Associazione Canili Veneto

 

LEGA ITALIANA dei DIRITTI dell'ANIMALE

La LIDA NAZIONALE e in particolare le sezioni Lida Genova e Lida Tigullio esprimono le più sentite condoglianze ai familiari delle vittime della sparatoria avvenuta oggi a Sussisa.

Tutti i volontari sono vicini alle famiglie delle guardie zoofile e alle forze dell'ordine coinvolte nella vicenda.

Paola Quartino ed Elvio Fichera hanno perso la vita nello svolgimento delle loro funzioni di volontariato, portato avanti nella speranza e nella fiducia di poter ridare dignità a quel popolo di indifesi e senza voce che sono spesso gli animali.

Questo oscuro e ingiustificabile episodio rappresenta la punta dell'iceberg di un grandissimo problema socio-culturale ancora radicato nella nostra società.

Le guardie zoofile di Genova e del Tigullio e tutte le guardie zoofile della Lida Nazionale, stringendosi al dolore collettivo per questa folle tragedia, ribadiscono e confermano la loro determinazione a portare avanti, anche nel nome dei colleghi caduti, la loro opera in aiuto dei più deboli.

Vogliamo ricordare che le guardie zoofile sono sì, volontari, ma preparati ed autorizzati a svolgere funzioni e atti di polizia giudiziaria dietro autorizzazione e rilascio di un apposito decreto della Prefettura nell'ambito delle leggi sulla protezione degli animali.



L.I.D.A.

LEGA ITALIANA DEI DIRITTI DELL'ANIMALE

L.I.D.A.

SEZIONE TIGULLIO 

L.I.D.A.

SEZIONE GENOVA

 


ADN KRONOS - 12 MAGGIO 2010

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Volevano-sequestrargli-i-cani-cacciatore-uccide-due-guardie-zoofile-e-si-ammazza_380449623.html 

 

ARTICOLO SCRITTO DA MASSIMO VITTURI E APPARSO SUL SITO DELLA LAV.


13/05/2010 [di M. Vitturi*] Due guardie zoofile uccise a sangue freddo: tre colpi di pistola alla donna, poi un colpo alla testa dell'uomo, infine un altro colpo alla testa della donna. L'ultima cartuccia il loro assassino la destina a sé stesso, suicidandosi. Nessuna lite a precedere il massacro, nessun comportamento sospetto da parte dell'assassino, solo fredda determinazione.
Le due guardie zoofile non erano 'animalisti esaltati', non avevano organizzato una manifestazione davanti la casa del loro assassino, non lo avevano fatto oggetto di insulti; erano due pubblici ufficiali, due agenti di polizia giudiziaria che stavano recapitando un atto giudiziario con il quale il Magistrato disponeva il sequestro dei cani detenuti dal loro assassino, un cacciatore.
Stavano agendo su mandato delle leggi che il nostro Stato si è dato per regolare la vita dei suoi cittadini, quelle leggi che dovrebbero tracciare la linea di demarcazione tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. Ma il loro assassino aveva deciso che per lui quelle leggi erano carta straccia. Quando le guardie zoofile gli hanno presentato l'atto giudiziario, sembra che sia entrato in casa con la scusa di recuperare i documenti di identità. Invece,  le ipotesi raccolte sul luogo del massacro vedono l'uomo entrare in casa, recuperare la sua pistola, caricarla, sferrare un pugno alla moglie che cerca di fermarlo, evidentemente avendo intuito le intenzioni del marito, che esce, attraversa la strada provinciale e con fredda determinazione pone fine all'esistenza di tre persone. Nessuno di noi può sapere cosa passasse per la testa di quell'uomo mentre premeva il grilletto più e più volte, nessuno. Certamente non è stato un gesto inconsulto, dettato dall'ira del momento, conseguente al degenerare di un aspro confronto, ma il suo modo per ottenere giustizia.

L'assassino era un cacciatore, dunque un uomo avvezzo all'uso delle armi, pienamente consapevole della loro pericolosità. E non era un cacciatore qualunque. Faceva parte di quelle squadre che, su mandato delle province, percorrono le colline uccidendo i cinghiali per i presunti danni che procurano all'agricoltura.
La giustizia venatoria: le nutrie producono danni: si uccidono; i cinghiali producono danni: si uccidono; le volpi producono danni: si uccidono; gli storni producono danni: si uccidono; le cornacchie producono danni si uccidono; le gazze producono danni: si uccidono; i caprioli producono danni: si uccidono; i daini producono danni: si uccidono.
Questa è la cultura venatoria, la cultura del "controllo" numerico degli animali selvatici ricorrendo ai fucili, senza neppure provare vie alternative e meno cruente che pure esistono, senza neppure pensarle, perché è più semplice ricorrere ad una banale equazione: se c'è un problema, questo deve essere eliminato, non risolto. E' una guerra che non ammette prigionieri.
La Carta Costituzionale del nostro Paese ripudia la guerra quale mezzo di risoluzione dei conflitti tra gli uomini. E' forse arrivato il momento di rivedere anche i mezzi che utilizziamo per risolvere i conflitti con gli animali. E' arrivata l'ora di confinare la cultura venatoria nel posto che gli spetta di diritto: le caverne della preistoria umana. Consapevoli che la violenza genera violenza e che l'assuefazione dei cacciatori alla sopraffazione nei confronti dei più deboli ed al sangue versato dagli animali, contribuisce ad aumentare la tolleranza nei confronti della violenza esercitata contro i nostri simili. Lo sappiamo da oramai 2.000 anni, da quando il poeta latino Publio Ovidio Nasone ebbe a dire che "La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini".

Massimo Vitturi
*Responsabile nazionale LAV, settore Caccia e Fauna Selvatica

 

In memoria di Paola ed Elvio...