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Uccisione di massa dei cani in Sicilia, ma i veri colpevoli non sono loro

Inserito da Antonella il 19.03.2009

Il caso di Scicli RG), dove a seguito di aggressioni anche mortali a persone da parte di cani incustoditi - ultimo quello di una turista ricoverata in condizioni gravissime - le istituzioni locali hanno deciso di risolvere il problema sparando, sta rivelando ancora una volta come la pessima gestione del randagismo sia giunta a livelli da allarme rosso. Le informazioni sono contraddittorie: persone del luogo dicono che a Scicli sono scesi per strada militari con le mitragliette e cacciatori con i fucili contro i cani, l’erba viene tagliata perché non possano nascondersi, il Prefetto avrebbe ordinato di catturare i cani sparando in caso di pericolo (anestetico o proiettili?). Si dice sia in corso una strage, cinque cani morti stamattina e la gente ha paura anche per i propri animali, mentre da Scicli la psicosi dilaga oltre, con polpette avvelenate “preventive” contro i randagi e accalappiamenti fatti in modo poco ortodosso e molta stampa soffia sul fuoco e sulla paura. Risposte ufficiali, richieste formalmente, non sono ancora pervenute.

Il Sottosegretario alla Salute On. Martini ha ordinato lo stop alle uccisioni, ma il Prefetto di Ragusa avrebbe imposto di andare oltre. Si creano fazioni: da una parte chi mette davanti a tutto la difesa delle persone a costo d’infrangere la legge appellandosi allo stato d’emergenza; dall’altra gli animalisti che per decenni hanno bussato alle porte delle istituzioni invocando il rispetto della legge, la sterilizzazione e - nell’inerzia delle istituzioni stesse che rinviano e palleggiano le responsabilità - quotidianamente sono sommersi dalle cucciolate, sollecitati a intervenire dai privati e spesso dagli Enti locali stessi che chiedono al volontariato di fare ciò che loro non hanno voluto e non sanno fare. Gli animalisti sanno bene quanto sia preziosa la vita e la serenità delle persone: ciascuno di noi vorrebbe andare in vacanza in un paese del meridione senza dover assistere alla sofferenza di branchi di randagi affamati, malati e scacciati, o sostare su una spiaggia senza temere per la propria vita. Ma accade di morire sbranati da quegli esseri trascurati, lasciati al buon cuore di persone che a volte ne raccolgono intorno a sè più di quanti ne sappiano gestire, perché le istituzioni latitano.

E latitano da decenni, dai livelli più bassi a quelli più alti, perché “prima vengono le persone“, “i soldi vanno spesi per le persone“; ma la cattiva gestione di un problema si ritorce alla fine, come sempre, contro le persone stesse. Ha il diritto di gestire la cosa pubblica chi non sa vedere le connessioni tra fenomeni di una stessa realtà? Tra la mancanza di sterilizzazione e la crescita degli animali abbandonati? Fra il turismo e la sofferenza dei randagi che allontana tanti turisti sensibili dal centrosud? Fra la tranquillità della gente e l’esistenza di branchi abbandonati o malgestiti da chi avrebbe il dovere, anche per legge, di tutelarne il benessere? Qual è il rimedio, ora, il grilletto facile ancora in nome della sicurezza delle persone? “Non importa“, hanno risposto al centralino del Comune di Scicli stamattina quando ricordavamo che la legge italiana tutela gli animali d’affezione e che Scicli è in Italia. A noi importa. E per questo chiediamo soluzioni serie e civili, immediate, che tutelino le persone senza tornare a una caccia alle streghe da medioevo. Chiediamo alle Autorità competenti che la questione del randagismo venga affrontata con soluzioni d’emergenza che impongano la sterilizzazione anche obbligatoria degli animali d’affezione, unica misura adeguata ad arginare un fenomeno che diminuisce il livello di civiltà del nostro Paese. I colpevoli non sono loro.

Uccisione di massa dei cani in Sicilia, ma i veri colpevoli non sono loro